Gli anni [ '60 ] del Pop-Rock
«Chi l’avrebbe mai detto che gli Inglesi si sarebbero beccati la nostra musica. Che la nostra musica si sarebbe beccato il mondo. Che l’Africa si sarebbe acchiappato l’America. Che gli indiani avrebbero fregato i Francesi. Che Brecht si sarebbe fregato la mente di Dylan.
Chi l’avrebbe mai detto che il tempo era dalla nostra».
Stesa la sceneggiatura di Zabriskie point e selezionate le basi musicali, dal suo angolo di California, nel 1969 Sam Shepard avvertiva la portata globalizzante, ormai irreversibile, della popular music.
Ecco lo scarno riassunto della pellicola, nelle parole dello stesso Shepard: «In a counterculture film about two young people who meet in Death Valley, director Antonioni shows our society to be more alienating and hostile than the barren desert ».
Il timbro lisergico della musica risulta perciò essenziale per riempire la trama di una sceneggiatura volutamente scarna e senza narcisismi.
Pink Floyd, la Londra del movimento psichedelico tolto alla California, con tre pezzi originali della colonna sonora dà impulso al successivo processo di visualizzazione della musica. La fusione di blugrass, old time, blues, country, musica orientale e cajun dei Kaleidoscope garantisce, con due brani , la sonorità psycho della Los Angeles di allora.
Youngbloods – trasferita dal Greenwich Village in California la voce del folk singer Jessie Collin con una notevole incursione nel country-rock- avrebbe dato corso a carriere poco appariscenti ma prodighe di album ben fatti nel panorama della West Coast. Dove la scena rimase a lungo dominio della musica acida di Greatful Dead “capaci di suonare tutto quello che vogliono per tutto il tempo che vogliono”: il gruppo, votato principalmente ai concerti, soffriva in sala da registrazione, così Jerry Garcia, slide guitar e leader della formazione, improvvisò dal vivo la suite, a cui si accompagnano le immagini della lunga Love scene, una delle più memorabili non solo del cinema di Antonioni.
Come ignorare, infine, la Dance of Death eseguita dal più grande chitarrista acustico americano – southern-blues, country e dal notevole piglio creativo, che risponde al nome di John Fahey?
ZABRISKIE POINT
Regia di Michelangelo Antonioni USA, 1970 112′
Una rappresentazione del conflitto di due opposte visioni del mondo: letto in questo, modo al film addirittura nuoce l’essere anche una storia d’amore tra i giovani Mark e Daria.
Il film adombra il conflitto ben noto tra i freudiani istinto di vita e istinto di morte, Eros e Thanatos, concezione ludica e concezione utilitaristica della vita.
Vista così, la vicenda di Zabriskie Point si articola in maniera coerente.
La vita, il gioco, il piacere sono attività fine a se stesse, non hanno altro scopo all’infuori appunto della vita, del gioco, del piacere. Questo spiega perché Mark, il ragazzo contestatore, contesti anche la contestazione (che ha pur sempre uno scopo); rubi l’aereo per il solo gusto di fare delle capriole in cielo; poi faccia la corte a Daria solo perché è divertente fare la corte con l’aereo a una donna che corre in automobile; infine faccia l’amore con la ragazza perché è bello giocare col proprio corpo e col corpo altrui.
La ragazza, dal canto suo, agisce nello stesso modo: per gioco, per piacere, senza secondi fini.
Questo incontro dei due Eros culmina nel love-in immaginario tra le sabbie di un luogo di assetata aridità, di completa mancanza di vita.
Non per nulla si chiama Valle della morte. Qui appare l’istinto freudiano che si contrappone a Eros, serpeggiante per tutto il film: la polizia che dà l’assalto all’università; l’aeroporto in cui stanno gli aerei, strumenti di libertà e di gioco; il boss di Daria e i suoi traffici immobiliari; il villaggio di vecchi decrepiti e ragazzi minorati; i turisti borghesi che sperano che sul belvedere della Valle sorga un drive-in.
La vittoria di Thanatos è nella logica stessa della civiltà dei consumi.
L’esplosione nucleare (riflessa nello sguardo di Daria) che distrugge la villa del boss, è la condanna di un mondo che rende impossibile l’Eros.
L’originalità del film -secondo l’interpretazione che ne diede Alberto Moravia – consiste nella raffigurazione poetica della psicodinamica della rivolta giovanile del periodo .
La proiezione sarà giovedì 30 aprile, h. 13,45 in
Aula magna
A cura della Biblioteca del Liceo Giordano Bruno
















