Archive for ◊ giugno, 2009 ◊

Author: giorgio
• martedì, giugno 16th, 2009

Oggiono (Lecco). Alla fine hanno vinto loro: i ragazzi del Liceo Scientifico “Giordano Bruno” di Mestre (Venezia) si sono aggiudicati il primo premio dell’Oggiono Film Festival 2009, con il cortometraggio “Interferenze”. Premiati dalla Giuria di Qualità, domenica 14 giugno, poco prima di mezzanotte, sul palco di Piazza Manzoni, i giovanissimi studenti – emozionati e soddisfatti – sono stati accolti da un caloroso applauso da tutto il pubblico presente. Il video – decisamente interessante – racconta in tre minuti la storia di un ragazzo, ossessionato dai videogiochi, che vive sospeso tra realtà e finzione, fino all’ultimo game.

Secondo posto per “Se lo vuoi tu puoi”, film realizzato dalla Scuola Media di Bosisio Parini (Lecco)che mostra la storia di una bambina timida ed insicura e della sua battaglia per “farcela” a diventare visibile agli occhi degli altri. Il terzo premio invece è andato al Liceo Scientifico “Pacinotti” di La Spezia, per il corto “Sicuramente … insicuri”: bizzarro e divertente, il film racconta episodi di incoscienza a scuola, tra incidenti talvolta ridicoli e comportamenti strani e curiosi. La Giuria Junior ha poi assegnato i premi speciali: miglior regia e soggetto al film “La Partita” (ITT “Mazzotti” di Treviso), miglior attore al piccolo protagonista di “Mafia Business” (Clone Elite Production di Verona), miglior attrice alla professoressa Marletto del Liceo “Pacinotti” di La Spezia, miglior trucco al corto “L’Uomo Nero”(realizzato da Cristian Patanè, da Avola – Siracusa) e infine miglior colonna sonora a “Vecchie Glorie” (Accademia di Belle Arti “Santa Giulia” di Brescia).

Martedì 16 Giugno 2009 11:20

Fonte: http://www.ragazziecinema.it/1.5/

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Author: grua
• martedì, giugno 16th, 2009

BILANCIO DEL PROGETTO “SENZA FRONTIERE”
DELLE CLASSI IV I E II B

BANDO DI COOPERAZIONE ECONOMICA INTERNAZIONALE
“DIAMOCI UNA MANO”, INDETTO DALLA PROVINCIA DI VENEZIA

 

Ringraziando tutti coloro che ci hanno concesso un po’ del loro tempo e ci hanno sostenuti contribuendo alla raccolta fondi – la Preside, gli studenti, gli insegnanti e i genitori del “Bruno” -, vi proponiamo alcune brevi considerazioni finali sull’iniziativa alla quale abbiamo aderito insieme ai nostri studenti, rispondendo al bando della Provincia di Venezia “Diamoci una mano. Adotta un Paese in via di sviluppo”.

Il progetto adottato dal liceo “Bruno”, denominato VOI@LA, è  un intervento di cooperazione decentrata in Madagascar, sostenuto da una Onlus locale, “Averiko”, che ha sede a Mira, insieme con l’associazione malgascia “Koinonia”. 

madagascar_mappa
Grazie alle testimonianze di Giamba (membro dell’Associazione), di Matteo ed Alice (due ex studenti del nostro liceo), ci siamo accostati alla realtà di un Paese lontano, che versa in condizioni di povertà e la cui situazione negli ultimi anni è peggiorata a causa di avverse condizioni climatiche, inondazioni e siccità, oltre che per la profonda crisi politica che l’ha investito.

Abbiamo intitolato il nostro progetto “Senza frontiere”, nella speranza che questa esperienza lasci una traccia nel percorso di formazione personale degli alunni che lo hanno realizzato, futuri ingegneri, avvocati, biologi … “senza frontiere” mentali e – perché no? -  geografiche. 

Un ringraziamento particolare alla prof.ssa Caterina Calderan del liceo “Stefanini” che ci ha “dato una mano”, quando ne avevamo davvero bisogno!

Le insegnanti

Monica Boscaro e Mariachiara Lazzari

“Diamoci una mano…adotta un progetto di cooperazione”

Da circa cinquant’anni, la cooperazione economica internazionale si pone l’obiettivo di diminuire le differenze economiche e sociali tra Nord e Sud del mondo, favorendo lo sviluppo di quest’ultimo.
Purtroppo, a causa dell’approccio unilaterale dei Paesi ricchi, questi interventi si sono spesso rivelati inefficaci e talora perfino dannosi.
Se, ad esempio, nel dar vita ad un progetto di sviluppo, ci si affida esclusivamente a studi teorici, fatti nel proprio paese, e,  arrivati nel paese destinatario, si procede alla realizzazione del progetto senza esaminare le reali esigenze assieme alla popolazione locale, si rischia di “esportare” un modello di sviluppo, prodotto altrove in un lungo arco di tempo, presso popoli non pronti o non interessati a ricevere tale aiuto “imposto dall’alto”.

Il modo migliore, a mio avviso, per aiutare i paesi più poveri, è invece quello di trovare sul territorio associazioni attive, composte di figure locali, grazie alle quali capire quali sono i problemi reali e, fatto ciò, creare dei progetti che rispondano alle effettive esigenze della popolazione.
Questo tipo di approccio permette di conoscere le caratteristiche del territorio in cui si opera, le abitudini degli autoctoni e la loro mentalità, ed è occasione per tutte le persone che collaborano di arricchirsi reciprocamente. 

Partecipando al progetto “Diamoci una mano…adotta un progetto di cooperazione”, promosso dalla Provincia di Venezia, noi studenti ci siamo impegnati in una collaborazione con la Onlus italiana “Averiko” e la sua partner malgascia “Koinonia”, che hanno implementato in Madagascar diversi progetti, i quali spaziano dalla gestione sostenibile e autonoma del territorio da parte della popolazione locale, al sociale, con il micro-credito, dalle case famiglia alla falegnameria, che ha dato lavoro ad alcuni giovani malgasci.

Nel nostro piccolo, inserendoci in diverse manifestazioni svoltesi nel nostro territorio, abbiamo sensibilizzato la cittadinanza sui problemi di questa isola africana, paradiso della biodiversità, riuscendo a raccogliere fondi per contribuire al finanziamento del progetto VOI@ALA, che si propone di salvaguardare la foresta del parco di Ranomafana, minacciata da una massiccia deforestazione, e tutta la fauna che popola.
Lo scopo principale è far sì che la comunità locale riesca a vivere la foresta senza sfruttarla oltremisura, avendone cura e traendone utile sostentamento.

Ci siamo potuti avvicinare così in modo positivo, attivo, intelligente e sicuramente utile al complicato tema della cooperazione internazionale allo sviluppo.

 Mauro Bassetto   4Imadagascar                            
NON C’E’ FUTURO SENZA SOLIDARIETA’

 

Decidere di partecipare a un progetto di cooperazione economica è una cosa seria.

Non è una di quelle cose che si possono fare senza convinzione, senza un interesse autentico, è un impegno che ci si prende nei confronti di qualcuno che si è deciso di ‘aiutare’, ma è soprattutto un occasione in cui si può restituire all’umanità un po’ di maltolto. 

Questo è, in sintesi, è ciò che è stato per me l’impegno preso dalla mia classe e dagli studenti di II B a favore del Madagascar, paese devastato dalla guerra civile e da anni di sfruttamento inappropriato delle proprie risorse naturali e paesaggistiche.

Il nostro percorso è iniziato con la conoscenza. Abbiamo dovuto considerare la possibilità che altrove, e nel nostro caso in Madagascar, la realtà sia un’altra, fatta di sussistenza e paradossi.
Capire che non esiste un normale e un diverso.
‘Svincolarsi dalle convinzioni dalle pose e dalle posizioni’, come dice Morgan in Altrove, è stato il primo passo.
Fatto ciò, è arrivato il momento di passare all’azione e di mettere in gioco i nostri talenti. Cercare di trasmettere ciò che avevamo imparato e convincere altre persone ad aiutarci economicamente sono stati gli obiettivi.

Ci abbiamo provato con esotici e misteriosi assaggini di impegnative riproduzioni di cibo malgascio, che hanno lasciato a bocca aperta insegnanti, genitori e professori, e persino la Preside; con una conferenza, organizzata durante l’autogestione degli studenti, che non ha avuto la risonanza che meritava; bussando alle porte di tutte le classi del liceo; con l’invasione in altre scuole dove, in mezzo a facce stranite di studenti medi, abbiamo venduto cibi della nostra tradizione; alla “Giornata dell’Arte”, al “Pranzo etnico” e in molte altre occasioni.

L’importanza del bilancio di questa raccolta fondi non consiste nella quantità di denaro che abbiamo raccolto, ma nell’amara constatazione che il valore della solidarietà non è uno dei più sentiti nella nostra società.
Questo forse perché nel mondo veloce in cui viviamo è facile dimenticare il passato più prossimo del nostro paese, lo stesso da cui ieri navi stracolme di Italians pieni di speranza partivano per Nuova York alla ricerca della fortuna, lo stesso in cui oggi carrette del mare traghettano stranieri altrettanto speranzosi e disperati fino alle nostre belle isole.
Oppure ci si è dimenticati che non è possibile scegliere dove nascere e che non sono colpe né la povertà, né la voglia di vivere.
Che solidarietà non è beneficenza, ma è restituire un po’ di giustizia con la consapevolezza di essere stati solo tanto fortunati.

E ancora una volta, pensando di fare qualcosa per gli altri, chi si è arricchito veramente siamo stati noi, che abbiamo capito che non c’è futuro senza solidarietà e che solo se si moltiplicheranno le iniziative di cooperazione finalizzate all’autosviluppo dei Paesi poveri  sarà possibile ridurre la disuguaglianza.

 ELEONORA STROZZI  4I

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• venerdì, giugno 12th, 2009

VOTO DI CONDOTTA

Il voto di condotta è di competenza del Consiglio di Classe e la valutazione fa preciso riferimento anche alle norme di comportamento del Regolamento d’istituto e Ministeriali. 

CRITERI DOCIMOLOGICI PER IL VOTO DI CONDOTTA 

VOTO

MOTIVAZIONE

10(dieci) Frequenza regolare e puntualità nelle consegne. Collaborazione attiva alla vita scolastica e ruolo propositivo all’interno della classe supportando il lavoro dei compagni , riconoscimento attivo del valore dell’attività didattica. Sa esprimere e sostenere in modo adeguato il proprio ragionamento, le motivazioni del proprio agire anche in situazioni conflittuali esercitando l’autocontrollo. Sa  ascoltare le  ragioni degli altri manifestando sempre e comunque rispetto per l’interlocutore, evitando atteggiamenti polemici e/o intolleranti.
9 (nove) Frequenza regolare e regolare rispetto delle consegne , Comportamento sempre corretto e rispettoso degli altri, delle norme, degli spazi, degli arredi e dei beni altrui. Partecipazione attiva alle proposte didattico-formative in orario curricolare ed extracurricolare. Disponibilità a collaborare costruttivamente con insegnanti e compagni per il raggiungimento degli obiettivi  formativi
8 (otto) Frequenza e/o puntualità a scuola non sempre regolare. Episodica mancanza di rispetto delle norme scolastiche e delle consegne. Lievi episodi di disturbo e/o distrazione durante le lezioni. Selettiva disponibilità a collaborare nell’attività didattica.
7 (sette) Frequenza , puntualità: irregolari; poco rispetto delle norme scolastiche, degli spazi, degli arredi e dei beni altrui; scarso rispetto delle consegne; frequente disturbo dell’attività didattica tale da comprometterne il regolare svolgimento. Scarso interesse per le attività didattiche e scarsa partecipazione al dialogo educativo.
6 (sei) Frequenza alle lezioni molto scarsa. Episodi di grave mancanza di rispetto degli altri, delle norme del Regolamento scolastico, degli spazi, degli arredi e dei  beni altrui. Frequente e fastidioso disturbo dell’attività didattica tale da renderne particolarmente faticoso il regolare svolgimento. Completo disinteresse per le attività didattiche e per il dialogo educativo.
5 (cinque) Reiterati episodi di assenze ingiustificate . Episodi di grave scorrettezza nei confronti di persone e istituzioni, tali da lederne la dignità e il buon nome. Comportamenti che arrechino gravi danni ad arredi e spazi. Comportamenti che costituiscano pericoli per l’incolumità di terzi. Il voto di condotta cinque consegue, comunque alla sanzione della sospensione dalle lezioni.
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• lunedì, giugno 08th, 2009

Ecco l’articolo apparso sul Corriere del Veneto di domenica 7  giugno 2009

 

VENEZIA 07/06/2009, Pagina 15 

Alle superiori Tantissimi studenti veneziani in cima alle classifiche dei premi

Fisica, canto, matematica una scuola di campioni 

VENEZIA – Una scuola di campioni. Informatica, mate­matica, canto, letteratura. So­no decine le classi e gli stu­denti delle superiori venezia­ne e mestrine che quest’anno hanno conquistato premi in giro per l’Italia. Un anno di re­cord e di soddisfazioni.

Come quelle di Mattia Coc­cato, pronto a partire per Dur­ban, in Sud Africa per parteci­pare alla Olimpiadi interna­zionali di Statistica. Mattia, studente dell’Itis Zuccante, è il vincitore della fase naziona­le. Sorriso timido e grande vo­glia di mettersi in gioco, Mat­tia alle spalle ha anch e il pri­mo posto nella gara naziona­le di informatica organizzata dal Miur tra gli istituti tecnici di informatica di tutta Italia che si è svolta a Prato, tra più di 100 studenti. Un po’ come Alessandro Pierazzo, del li­ceo Galilei di Dolo seleziona­to per le Olimpiadi di infor­matica del 2009.
Sono tantissimi gli studen­ti che si sono distinti nelle di­scipline più varie. Prendiamo il Liceo Giordano Bruno per esempio che può vantare un elenco di 5 studenti ammessi alle fasi regionali delle olimpi­adi studentesche: Alessandra Scabello 4F, Martino Trabuio 4F per le regionali di chimi­ca, Veronica Salmaso 5F e Giovanni Minucci 5F per le regionali di chimica e di scienze naturali, Riccardo Be­vilaqua 3APNI per le regionali di scienze naturali.
Può vanta­re anche 2 studentesse passa­te alle fasi nazionali: Marta Bonaldi (5A PNI) per le olim­piadi d i scienze naturali e Agnese Ferrazzi, (2G)per le olimpiadi di matematica. Sen­za contare che ha due squa­dre al top del torneo interna­zionale di scacchi di Vienna.

Una classe del Bruno

Una classe del Bruno

Non sono gli unici: Lucia Saetta dello Stefanini di Me­stre assieme a una compagna di Verona ha raggiunto la vet­ta delle olimpiadi nazionali di scienze naturali, posizio­nandosi tra i primi dieci clas­sificati mentre al concorso in­ternazionale Matematica sen­za frontiere (Msf) la 3A del li­ceo Morin di Mestre e la 2C del liceo scientifico di Dolo, hanno sbaragliato tutte le concorrenti nazionali.
Da Chioggia si è aggiudicato la borsa di studio dell’Inail Ste­fano Ravagnan del liceo Vero­nese, arrivato secondo con un video sulla sicurezza sul la­voro.

«Quello che pulsa in questi ragazzi sono le idee – dice Marisa Gruarin docente della sezione sperimentale del Bru­no – sono grintosi e crea tivi ed è giusto che questo venga riconosciuto da tutti».

Dalla matematica alla musi­ca, dall’informatica alla lette­ratura, è un exploit di ricono­scimenti. La musica e i voca­lizzi dei ragazzi del Liceo Po­lo- Tommaseo lo scorso 16 Maggio hanno fatto loro con­quistare il premio di livello regionale dedicato ai cori de­gli istituti scolastici di secon­do grado stupendo la giuria per le qualità vocali e l’origi­nalità del repertorio che anda­va dal madrigale cinquecente­sco a Leonard Cohen.

C’è solo l’imbarazzo della scelta. Il concorso indetto dal­l’assessorato alla Mobilità «Progetta e disegna la pista» che ha proposto la progetta­zione grafica di tratti di pista ciclabile collegati alla scuola è stao vinto dal liceo scientifi­co Morin. «Le proposte sono arrivate anche da Treviso e Portogruaro – spiega il Co­mune – ma quella dei ragaz­zi del Morin di Asseggiano, erano così ben strutturate che diventeranno progetti ve­ri ».
Sul versante letterario il Giornalino d’Istituto del Li­ceo Giordano Bruno è stato premiato dal Comune in occa­sione dell’uscita del numero speciale dedicato alla mostra «Donne manifeste» organiz­zata al Centro Culturale Can­diani, mentre il Premio «Scrit­ture attraverso le scienze», ha visto sul podio tre ragazzi del Bruno (Sara Bellin, 1˚ pre­mio, Martina Stevanato 2˚ premio, Mauro Benvenuti 3˚ premio).

Alice D’Este

Copyright © 2009 Corriere del Veneto 07/06/2009

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• sabato, giugno 06th, 2009

Bilancio del progetto: ”Fede, ragione, scienza: incontro o scontro?”

“Fede, Ragione, Scienza: incontro o scontro?” è il titolo di una serie di 5 incontri, svoltisi nell’arco dell’anno scolastico 2008/2009, curati dal prof. Mauro Ceolin in cui il tema di fondo è il rapporto tutt’ oggi esistente tra la fede e la scienza.
L’obiettivo di questo percorso è stato quello di confrontarsi sulle questioni sottese al rapporto fede-ragione-scienza e verificare se parlare di conflitto significa rimanere fermi ad una visione in materia obsoleta.
Tutto questo senza la pretese di dare risposte definitive anche nel rispetto delle diverse posizioni.

L’interesse per questo delicato argomento era nato ancora lo scorso anno scolastico dagli studenti di alcune classi che, nell’ ora di religione, discutevano ed esponevano le loro perplessità su temi come l’origine del mondo, la creazione, l’evoluzione e come essi si conciliavano o meno con la scienza.

Gli incontri si sono svolti in modo diverso: discussioni vere e proprie tra insegnanti e alunni, incontri-seminari con diversi relatori come il dottor Amerigo Barzaghi o il professor Giovanni Comelli, dibattito tra il Patriarca di Venezia Angelo Scola e il professor Gian Enrico Rusconi.

C’è stata una viva partecipazione di alunni e insegnanti; in particolar modo alla conferenza del 20 Aprile, il Patriarca e il professor Rusconi hanno parlato davanti a una assemblea di circa 200 persone ed hanno riscosso un notevole interesse da tutti i partecipanti.

Ai tre relatori invitati è stato chiesto non solo il loro pensiero o le loro idee su questo tema ma in modo particolare di raccontare la loro esperienza personale da uomini di fede e di scienza.
Non a caso sono stati invitati un giovane laureato da poco in biologia che ha scelto di entrare in seminario, un professore di fisica dell’università di Trieste, nonché vicedirettore del sincrotrone di Trieste, Giovanni Comelli e infine l’emerito professore di antropologia all’università di Bologna monsignor Fiorenzo Facchini.

A mio parere l’intervento più apprezzato e seguito è stato quello di Giovanni Comelli che ha aperto la sua relazione con le testuali parole: “Cercherò di portarvi la mia personale esperienza e il modo con cui io cerco di vivere sia la dimensione di scienziato, sia la dimensione di uomo di fede…”.

Le discussioni sono state sempre accese anche su alti livelli scientifici e filosofici e sempre seguite molto attentamente.
Sicuramente non avremo esaurito tutte le questioni aperte e molte idee rimangono discordanti ma sicuramente abbiamo portato al dialogo un tema importante e vivo tutt’oggi come il rapporto tra la scienza, la ragione umana e la fede di ciascuno di noi.

Andrea Furlanetto   classe 4D PNI

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• sabato, giugno 06th, 2009

Al concorso letterario Dante Alighieri hanno partecipato anche due alunni della classe 4^D: De Zottis Riccardo e Ravagnin Alberto.
La cerimonia di premiazione è cominciata alle ore 16.30, con la premiazione degli studenti stranieri partecipanti al concorso. E’ seguita poi la premiazione degli studenti delle medie, e infine degli studenti delle superiori.

I due studenti della 4^D hanno ricevuto una menzione speciale.

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• sabato, giugno 06th, 2009

L’intenzione  che ha sostenuto questo ciclo di proiezioni era utilizzare quattro film d’autore, come dispositivi ausiliari per avvicinare storiograficamente alcune emozioni e sentimenti, caratteristici del mondo attuale, che vengono abitualmente filtrati attraverso la fruizione della musica rock.
Proviamo a riflettere sul film più vecchio tra i quattro proposti.
In Zabriskie Point di Antonioni (1969) sembra che si faccia un uso molto tradizionale della colonna sonora e la “musica californiana”  pare un semplice tappeto sonoro  per un’esile storia d’amore tra due giovani  mentre intorno, come accade spesso nei lavori di Antonioni, prevale il silenzio e anche i dialoghi tra i protagonisti sono piuttosto scarni.
Le due sequenze principali del film propongono però un’integrazione  forte tra le immagini e lunghi brani rock appositamente composti, che a mala pena è stata raggiunta, nei decenni successivi, dai migliori prodotti della video-music – una modalità espressiva che in quel momento nemmeno si profilava all’orizzonte. Rispetto alle sequenze in questione, lo sguardo di Antonioni sorprende  per la capacità di rappresentare, nella profonda tensione che unisce e divide i due protagonisti, la psicodinamica latente nei movimenti giovanili  del tempo e meraviglia, inoltre, la  previsione, del tutto poetica, ma anche la ripulsa di  uno spettacolo  apocalittico che qualche decennio dopo tutti avremmo visto in mondovisione.
Per capire lo sguardo profondo del regista, è utile riferirci all’interpretazione del film data da Alberto Moravia che, a sua volta, non poteva immaginare il crollo delle torri gemelle, la doppia esplosione, la successione di globi di fuoco sullo sfondo dello stesso cielo terso della “penultima” scena di Zabriskie Point.
Quanto al rapporto tra Daria e Mark e alla tragica fine del ragazzo,
le parole di Moravia sono illuminanti                                                                                                    
Forse Antonioni non ne è stato del tutto consapevole.
Forse, come avviene in generale agli artisti, egli è arrivato per conto suo, coi mezzi  “inconsci” dell’intuizione artistica, alle stesse conclusioni a cui altri erano già pervenuti col pensiero critico. Ma è fuori dubbio, ad ogni modo, che il film adombra il conflitto ben noto tra i freudiani istinto di vita e istinto di morte. Eros e Thanatos e (forse più esattamente) tra concezione ludica e concezione utilitaria della vita. Guardata in questa prospettiva, la vicenda di Zabriskie Point si organizza e si articola in maniera coerente, senza più alcuna sproporzione ed esilità. 
La vita, il gioco, il piacere sono attività fine a se stesse, non hanno altro scopo all’infuori, appunto, della vita, del gioco, del piacere. Così si spiega perché Mark, il ragazzo contestatore, contesti anche la contestazione, la quale ha pur sempre uno scopo; e poi rubi l’aeroplano per il solo gusto di fare delle capriole in cielo; e quindi faccia la corte a Daria soltanto perché è divertente fare la corte con l’aeroplano ad una donna che corre in automobile; e infine faccia l’amore con la ragazza perché è bello giocare con il proprio corpo e con il corpo altrui. La ragazza, dal canto suo, agisce nello stessissimo modo: per gioco, per piacere, senza, è proprio il caso di dirlo, secondi fini.
Questo incontro dei due giochi, dei due Eros, culmina nel love-in immaginario, tra le sabbie della Valle della morte. Che vuol dire quella scena? Vuol dire che si dovrebbe sempre fare così;  che gioco e Eros fanno comunicare ed amare;  che insomma la vita non dovrebbe avere altro scopo che la vita.
Ma il vallone in cui avviene il love-in è un luogo di assetata aridità, di completa mancanza di vita. Non per nulla si chiama Valle della morte.
E qui appare l’istinto di morte al quale si contrappone l’istinto di vita, Eros, il gioco fine a se stesso.
Quest’istinto è esemplificato in diversi modi, per tutto il film.
E’ la polizia che dà l’assalto all’università; è l’aeroporto in cui sono custoditi gli aeroplani, strumenti di libertà e di gioco; è il boss di Daria coi suoi affari di speculazione edilizia; è il villaggio in cui non vivono che vecchi decrepiti e ragazzi minorati; è la grottesca famiglia borghese che, fermandosi in margine alla Valle della morte, si augura che vi sorga al più presto un drive-in; sono gli affaristi che nella villa del boss di Daria discutono sul modo migliore di sfruttare in senso turistico le bellezze del deserto; sono infine, i poliziotti, in tutto simili a robot o a marziani, che, come Mark atterra, lo ammazzano senza motivo.
Così il conflitto si chiuderebbe, come tanti film americani antichi e recenti, come Easy Rider, come Bonnie e Clyde, con la vittoria di Thanatos su Eros, dell’utilità sul gioco, della morte sulla vita.
A questo punto però scatta, fuori d’ogni logica narrativa tradizionale (però già anticipato e preparato dal visionario love-in collettivo della Valle della morte) il furore profetico di Antonioni. Daria immagina che un’esplosione termonucleare distrugga la villa. La ripetizione dell’esplosione, così compiaciuta e così spietata, fa intendere che per Daria la villa è il simbolo dell’intera civiltà consumistica e conferma, se ce n’era bisogno, che il film non è soltanto una storia d’amore ma anche e soprattutto, l’espressione di un sentimento di aspro e polemico rifiuto, secondo la tradizione europea del rispetto della persona umana, il quale, però, sembra portare alle stesse conclusioni delle diagnosi freudiane – marxiste formulate dalla contestazione.
Così la concezione dialettica e psicanalitica del male come repressione si ricongiunge curiosamente alla concezione moralistica del male come empietà.  [....]                                                                                                               
Certo, l’apocalisse è una punizione antica e inverosimile. Ma la catastrofe termonucleare, resa forse fatale dalla stessa logica interna della civiltà, le ha restituito da ultimo un’attualità e una verosimiglianza minacciose. Tutta l’originalità di Zabriskie Point sta in questo finale, in questa profezia del disastro atomico che “punirà” la civiltà consumistica per aver permesso che Thanatos prevalesse su Eros. [.... ]                   
Insomma, consapevolmente o no, Zabriskie Point è una profezia di tipo biblico in forma del film. Nei tempi in cui la religione contava ancora, questo genere di profezie erano la normalità. Quattro secoli orsono, un quadro come quello in cui Durer ha rappresentato Lot, sua moglie e le figlie che camminano tranquillamente per un sentiero rupestre mentre, all’orizzonte, torrenti di fumo e di fiamme salgono al cielo dall’incendio di Sodoma e Gomorra, descriveva qualche cosa che per lungo tempo si era ritenuto che potesse avvenire realmente. [...]

“Quattro secoli orsono …”. 
Ma trent’anno dopo il film di Antonioni, in preda a un delirio sacro (solo la storia ci dirà quanto effimero), la realtà si è dimostrata gelosa della finzione, il mondo reale invidioso delle immagini e, seppure generato sotto una costellazione imprevista,  «l’Evento assoluto che l’Occidente [una sua parte, almeno] sognava senza ammetterlo, si è compiuto »[1].
Lo ha sognato un Occidente nihilista per necessità, ha sostenuto, giustificandosi Baudrillard,  «perché il sistema è nihilista, ha annientato tutto. Ma è una situazione originale: solo, bisogna affrettarsi in modo da avere il tempo di vedere la conclusione.
Personalmente mi sento già un po’ al di là della  fine».                                                                                                                                            Torniamo alla lettura di Alberto Moravia.
Antonioni ha voluto rappresentare con le immagini del cinema la disintegrazione già avvenuta da tempo nella nostra cultura: e ci è riuscito con la memorabile sequenza finale della distruzione. Tutti quei prodotti della civiltà del consumi, dai libri alle macchine, dallo scatolame all’abbigliamento, dagli elettrodomestici ai mass media, che se ne vanno in briciole tra il fumo e le fiamme, dopo che la villa è esplosa, e, proiettati nel cielo, ricadono giù lentamente come le ceneri e i lapilli di un’eruzione; danno molto bene l’idea di un’apocalisse industriale e tecnologica provocata dalla definitiva vittoria della morte sulla vita nella nostra civiltà, appunto, industriale e tecnologica.

Il film non si chiude, però, con la sequenza dell’esplosione, che è invece una allucinazione di Daria: lasciando disgustata la villa del boss, lei la guarda per un lungo attimo con gli occhi di Mark, della cui morte ha saputo dall’auto radio;  poi, riprende il viaggio  verso la città, non senza un sorriso, dopo tutto, mesto e innocente. Trasformata, forse arricchita, dall’incontro con il giovane ribelle, ma non travolta . Non si può sottovalutare che la ragazza, per gli abiti, la vita, i gusti musicali, è in tutto una normale giovane donna californiana, più disinibita di Mark, però, che è indocile ma ideologicamente disciplinato – sull’uso degli allucinogeni, ad esempio.  Lo schema freudiano, la polarità Eros/Thanatos che secondo Moravia innerva la trama del film, si applica anche alle figure dei protagonisti. Se Daria custodisce la speranza di vita, nella vicenda del giovane militante la poesia di Antonioni ha sintetizzato in anticipo  il vissuto di una generazione: «L’allegria e la morte, la luminosità e il torbido, la confidenza e la paura, la cordialità e il senso di persecuzione», ha scritto uno dei protagonisti  degli avvenimenti di quegli anni in Italia. «La stage di piazza Fontana aveva comunicato ai militanti giovani, fervidi e puri, poche terribili notizie: che si era disposti a distruggere la vita delle persone, anche delle persone inermi e senza bandiera …. Finito il gioco, la gioia, la lealtà: era iniziata l’età adulta, nell’orrore e nella determinazione».[2] Sotto il segno di Thanatos.

Commento a cura del prof. Giuliano Martufi, responsabile del Progetto.


[1] Jean Baudrillard, Lo spirito del terrorismo, 2002 (inizialmente pubblicato su Le Monde il 3 novembre 2001)

[2]  Adriano Sofri, Memoria, Palermo, Sellerio, 1990, p. 113 e p. 118.

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Author: giorgio
• venerdì, giugno 05th, 2009

Nell’ambito del Progetto extracurricolare d’Istituto “Educazione alla Musica” 2008-2009, lunedì 8 giugno c.a. si terrà un concerto di fine anno, parte conclusiva dell’itinerario didattico svolto, tenuto dagli studenti partecipanti, diretti dal maestro Roberto Rusconi.

Il concerto si terrà, in orario curricolare, in Aula Magna in due turni, secondo questo calendario:

Lunedì 8 giugno:

I TURNO ore 9-10

II TURNO ore 11-12

Qui di seguito la proposta di programma, che potrà comunque subire delle variazioni durante il concerto.

  • She,  Andy McKee
  • Badinerie, dalla Suite orchestrale in Si minore BWV 1067, Johann Sebastian Bach
  • Canone in RE, Johann Pachelbel
  • Nothing else matters, Metallica
  • Misirlou, Dick Dale
  • Margherita, Riccardo Cocciante
  • Un attimo, Sceiko
  • «Preludio», dalla Suite Inglese n° 2 in La Minore BWV 807, Johann Sebastian Bach
  • Valzer, opera 64 n°2, Fryderyk Franciszek Chopin
  • Risvegli, Giorgio Baratella
  • Movimenti Largo e Presto dalla sonata in Sib,  Georg Philipp Telemann
  • My heart will go on, James Horner, Will Jennings (Titanic theme)
  • Valzer, Eugen Doga
  • Underneath your clothes, Shakira
  • Nakagawa-san, Andy McKee

Gli studenti che suoneranno sono i seguenti: Filippo Baso 5A, Francesco Bevilacqua 3A, Roberto Bonaldo 3B, Giulia Bragaggia 3F, Giada De Lazzari 1D, Orso De Vero 3D, Alessandro Favero 3A, Silvia Gianolla 4G, Gianluca Merlino 3D, Francesco Ormesi 3A, Diana Siloci 3F, Alessandro Venier 1F, Valentina Zinelli 4B.


Il progetto, coordinato dalla prof.ssa Enrica Semenzato e dal dott. Giorgio Ruffa, fortemente voluto dal Dirigente Scolastico, dott.ssa Paola Franzoso, rispondente alle indicazioni del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), si è potuto realizzare anche grazie al contributo economico dell’Istituto CARIVE, di Venezia.


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Author: grua
• giovedì, giugno 04th, 2009

LA BIENNALE SPIEGA L’ARTE CONTEMPORANEA ALLA 5°F BIO

Nei mesi scorsi nel nostro liceo si sono tenuti alcuni incontri nei quali Caterina Castellan, per conto della Biennale di Venezia, ha mostrato a noi della 5°F che cosa sia l’arte oggi.
La sfida che il progetto si proponeva non era soltanto quella di avvicinare gli studenti all’arte contemporanea, bensì valorizzare la nostra coscienza critica che viene talvolta accantonata da un approccio scolastico alle discipline.
Spesso quando si va ad una mostra d’arte contemporanea davanti alle opere si rimane perplessi e difficilmente si riesce a capirne l’essenza.
Questa è stata più o meno la stessa sensazione che abbiamo provato inizialmente.
Le prime lezioni ci sono servite perciò ad acquisire gli strumenti necessari per accostarci alle opere e agli infiniti linguaggi dell’arte contemporanea. Superate le prime difficoltà ci è stato affidato l’allestimento di una mostra virtuale in tre sezioni in cui abbiamo messo a frutto le conoscenze acquisite.
L’esperienza si è configurata come un lavoro di gruppo
: un’attività non sufficientemente valorizzata a scuola, ma che sarà indispensabile per il nostro futuro lavorativo.
Abbiamo imparato a confrontarci, a dialogare, a mediare ed a cooperare per un obiettivo comune accettando e valorizzando opinioni anche molto diverse dalle proprie.

La civiltà occidentale e cristiana di Leon Ferrari

La civiltà occidentale e cristiana di Leon Ferrari

Nell’ultimo incontro vi è stata un’esposizione del lavoro effettuato da ogni gruppo sulle sezioni curate ed è emerso come la medesima opera potesse essere interpretata in modo diversissimo da ciascuno e come nonostante l’arte di oggi possa apparire lontana dal nostro mondo quotidiano, in realtà ne sia immersa rivelandone gli stati d’animo, i paradossi e le ipocrisie.

Il lavoro compiuto da noi e dalla Biennale è stato importante non solo per ampliare il nostro bagaglio culturale, ma anche per scioglierci da pregiudizi e convinzioni.
L’aspetto decisivo è stato sicuramente il desiderio di metterci alla prova prima come persone che come studenti facendoci anche comprendere qualcosa in più su di noi e sugli altri.

Un ringraziamento particolare va dunque al professor Trabacchin che ha fortemente voluto e creduto nel progetto.

Giovanni Minucci    5F Bio

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