BILANCIO DEL PROGETTO “SENZA FRONTIERE”
DELLE CLASSI IV I E II B
BANDO DI COOPERAZIONE ECONOMICA INTERNAZIONALE
“DIAMOCI UNA MANO”, INDETTO DALLA PROVINCIA DI VENEZIA
Ringraziando tutti coloro che ci hanno concesso un po’ del loro tempo e ci hanno sostenuti contribuendo alla raccolta fondi – la Preside, gli studenti, gli insegnanti e i genitori del “Bruno” -, vi proponiamo alcune brevi considerazioni finali sull’iniziativa alla quale abbiamo aderito insieme ai nostri studenti, rispondendo al bando della Provincia di Venezia “Diamoci una mano. Adotta un Paese in via di sviluppo”.
Il progetto adottato dal liceo “Bruno”, denominato VOI@LA, è un intervento di cooperazione decentrata in Madagascar, sostenuto da una Onlus locale, “Averiko”, che ha sede a Mira, insieme con l’associazione malgascia “Koinonia”.

Grazie alle testimonianze di Giamba (membro dell’Associazione), di Matteo ed Alice (due ex studenti del nostro liceo), ci siamo accostati alla realtà di un Paese lontano, che versa in condizioni di povertà e la cui situazione negli ultimi anni è peggiorata a causa di avverse condizioni climatiche, inondazioni e siccità, oltre che per la profonda crisi politica che l’ha investito.
Abbiamo intitolato il nostro progetto “Senza frontiere”, nella speranza che questa esperienza lasci una traccia nel percorso di formazione personale degli alunni che lo hanno realizzato, futuri ingegneri, avvocati, biologi … “senza frontiere” mentali e – perché no? - geografiche.
Un ringraziamento particolare alla prof.ssa Caterina Calderan del liceo “Stefanini” che ci ha “dato una mano”, quando ne avevamo davvero bisogno!
Le insegnanti
Monica Boscaro e Mariachiara Lazzari
“Diamoci una mano…adotta un progetto di cooperazione”
Da circa cinquant’anni, la cooperazione economica internazionale si pone l’obiettivo di diminuire le differenze economiche e sociali tra Nord e Sud del mondo, favorendo lo sviluppo di quest’ultimo.
Purtroppo, a causa dell’approccio unilaterale dei Paesi ricchi, questi interventi si sono spesso rivelati inefficaci e talora perfino dannosi.
Se, ad esempio, nel dar vita ad un progetto di sviluppo, ci si affida esclusivamente a studi teorici, fatti nel proprio paese, e, arrivati nel paese destinatario, si procede alla realizzazione del progetto senza esaminare le reali esigenze assieme alla popolazione locale, si rischia di “esportare” un modello di sviluppo, prodotto altrove in un lungo arco di tempo, presso popoli non pronti o non interessati a ricevere tale aiuto “imposto dall’alto”.
Il modo migliore, a mio avviso, per aiutare i paesi più poveri, è invece quello di trovare sul territorio associazioni attive, composte di figure locali, grazie alle quali capire quali sono i problemi reali e, fatto ciò, creare dei progetti che rispondano alle effettive esigenze della popolazione.
Questo tipo di approccio permette di conoscere le caratteristiche del territorio in cui si opera, le abitudini degli autoctoni e la loro mentalità, ed è occasione per tutte le persone che collaborano di arricchirsi reciprocamente.
Partecipando al progetto “Diamoci una mano…adotta un progetto di cooperazione”, promosso dalla Provincia di Venezia, noi studenti ci siamo impegnati in una collaborazione con la Onlus italiana “Averiko” e la sua partner malgascia “Koinonia”, che hanno implementato in Madagascar diversi progetti, i quali spaziano dalla gestione sostenibile e autonoma del territorio da parte della popolazione locale, al sociale, con il micro-credito, dalle case famiglia alla falegnameria, che ha dato lavoro ad alcuni giovani malgasci.
Nel nostro piccolo, inserendoci in diverse manifestazioni svoltesi nel nostro territorio, abbiamo sensibilizzato la cittadinanza sui problemi di questa isola africana, paradiso della biodiversità, riuscendo a raccogliere fondi per contribuire al finanziamento del progetto VOI@ALA, che si propone di salvaguardare la foresta del parco di Ranomafana, minacciata da una massiccia deforestazione, e tutta la fauna che popola.
Lo scopo principale è far sì che la comunità locale riesca a vivere la foresta senza sfruttarla oltremisura, avendone cura e traendone utile sostentamento.
Ci siamo potuti avvicinare così in modo positivo, attivo, intelligente e sicuramente utile al complicato tema della cooperazione internazionale allo sviluppo.
Mauro Bassetto 4I
NON C’E’ FUTURO SENZA SOLIDARIETA’
Decidere di partecipare a un progetto di cooperazione economica è una cosa seria.
Non è una di quelle cose che si possono fare senza convinzione, senza un interesse autentico, è un impegno che ci si prende nei confronti di qualcuno che si è deciso di ‘aiutare’, ma è soprattutto un occasione in cui si può restituire all’umanità un po’ di maltolto.
Questo è, in sintesi, è ciò che è stato per me l’impegno preso dalla mia classe e dagli studenti di II B a favore del Madagascar, paese devastato dalla guerra civile e da anni di sfruttamento inappropriato delle proprie risorse naturali e paesaggistiche.
Il nostro percorso è iniziato con la conoscenza. Abbiamo dovuto considerare la possibilità che altrove, e nel nostro caso in Madagascar, la realtà sia un’altra, fatta di sussistenza e paradossi.
Capire che non esiste un normale e un diverso.
‘Svincolarsi dalle convinzioni dalle pose e dalle posizioni’, come dice Morgan in Altrove, è stato il primo passo.
Fatto ciò, è arrivato il momento di passare all’azione e di mettere in gioco i nostri talenti. Cercare di trasmettere ciò che avevamo imparato e convincere altre persone ad aiutarci economicamente sono stati gli obiettivi.
Ci abbiamo provato con esotici e misteriosi assaggini di impegnative riproduzioni di cibo malgascio, che hanno lasciato a bocca aperta insegnanti, genitori e professori, e persino la Preside; con una conferenza, organizzata durante l’autogestione degli studenti, che non ha avuto la risonanza che meritava; bussando alle porte di tutte le classi del liceo; con l’invasione in altre scuole dove, in mezzo a facce stranite di studenti medi, abbiamo venduto cibi della nostra tradizione; alla “Giornata dell’Arte”, al “Pranzo etnico” e in molte altre occasioni.
L’importanza del bilancio di questa raccolta fondi non consiste nella quantità di denaro che abbiamo raccolto, ma nell’amara constatazione che il valore della solidarietà non è uno dei più sentiti nella nostra società.
Questo forse perché nel mondo veloce in cui viviamo è facile dimenticare il passato più prossimo del nostro paese, lo stesso da cui ieri navi stracolme di Italians pieni di speranza partivano per Nuova York alla ricerca della fortuna, lo stesso in cui oggi carrette del mare traghettano stranieri altrettanto speranzosi e disperati fino alle nostre belle isole.
Oppure ci si è dimenticati che non è possibile scegliere dove nascere e che non sono colpe né la povertà, né la voglia di vivere.
Che solidarietà non è beneficenza, ma è restituire un po’ di giustizia con la consapevolezza di essere stati solo tanto fortunati.
E ancora una volta, pensando di fare qualcosa per gli altri, chi si è arricchito veramente siamo stati noi, che abbiamo capito che non c’è futuro senza solidarietà e che solo se si moltiplicheranno le iniziative di cooperazione finalizzate all’autosviluppo dei Paesi poveri sarà possibile ridurre la disuguaglianza.
ELEONORA STROZZI 4I